ultimenotizie3

NEWS GRANLOGGIA 1

L’11 aprile 2026, presso l’Hôtel Parco dei Principi, in Roma, si è tenuta la Prima Comunicazione 2026 della Gran Loggia Regolare d’Italia.
In un’atmosfera di composta solennità, degna dei più alti Lavori dell’Arte Reale, il Tempio è stato preparato affinché ogni Fratello potesse prendere parte ai Lavori con mente raccolta e cuore disposto all’ascolto della Luce.

1-550 volto

La Cerimonia ha avuto inizio con l’ingresso delle Delegazioni delle Gran Logge estere, giunte da molteplici nazioni, per testimoniare, con la loro presenza, l’unità della Catena d’Unione universale. Nell’ordine: la Gran Loggia Regolare Nazionale del Principato di Monaco, la Gran Loggia di Macedonia, la Gran Loggia dell’Ucraina, la Sovrana Gran Loggia di Malta, la Gran Loggia Nazionale del Mali, la Gran Loggia dell’Estonia, la Gran Loggia di Croazia, la Gran Loggia Nazionale di Grecia, la Gran Loggia di Finlandia, la Gran Loggia di Turchia, La Gran Loggia Simbolica del Paraguay, la Gran Loggia di Danimarca e la Prince Hall Grand Lodge del District of Columbia. Erano presenti, in veste di ospiti, la Gran Loggia Alpina (Svizzera), la Gran Loggia di Alaska e due Grandi Ufficiali della UGLE, il Fr. John Wade (Editor di Ars Quatuor Coronatorum) e il Fr. Martin Faulks (Editor della casa editrice Lewis Masonic). Il Gran Cancelliere della UGLE, Paul Engeham, ha inviato al Gran Maestro un cordiale messaggio di saluto a tutti i Fratelli della GLRI. I rispettivi Dignitari, accolti con gli onori dovuti, hanno preso posto nel Tempio, contribuendo a rendere ancora più viva e tangibile la Fratellanza che travalica confini e lingue.

2

A seguire, si è formato il solenne Corteo di ingresso del Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, Fr. Fabio Venzi, preceduto dal Gran Portaspada, simbolo della difesa della Tradizione e della Rettitudine, e seguito dal Gran Portabandiera e dal Gran Portastendardo, custodi visibili dell’onore e dell’identità dell’Obbedienza. Subito dopo, sono state introdotte le Tre Grandi Luci della Libera Muratoria – il Volume della Legge Sacra, il Compasso e la Squadra – collocate con la dovuta riverenza al centro dei Lavori, affinché illuminassero ogni atto e ogni parola, richiamando ciascun Fratello al proprio dovere verso il Grande Architetto dell’Universo e verso sé stesso.
Aperta la Gran Loggia in forma ampia, secondo le prescrizioni rituali, il Gran Maestro ha preso la parola, rivolgendo un fraterno e sentito ringraziamento agli oltre seicento Fratelli presenti, intervenuti da ogni parte d’Italia, nonché alle illustri Delegazioni estere, la cui partecipazione ha ulteriormente nobilitato l’Assemblea.
Nel prosieguo dei lavori, il Gran Maestro ha proceduto alla nomina di alcuni Grandi Ufficiali, chiamando Fratelli meritevoli a servire l’Istituzione nei vari ruoli, affidando loro il compito di sostenere, con zelo e rettitudine, il buon governo dell’Ordine.
La Comunicazione ha quindi contemplato l’espletamento delle incombenze amministrative, svolte con il rigore e la trasparenza che si addicono all’Istituzione. È stata presentata la relazione del Gran Tesoriere, accurata e circostanziata, cui è seguita la votazione del Bilancio (unanimità).
Si è poi proceduto alla deliberazione su alcuni mutui riconoscimenti con Gran Logge estere, atti che rafforzano i vincoli di amicizia e di reciproco riconoscimento tra Obbedienze regolari.
Il Gran Maestro ha poi conferito le alte Onorificenze della Gran Loggia Regolare d’Italia. È stato concesso l’Ordine della “Stella Fiammeggiante” – supremo riconoscimento dell’Obbedienza – al Gran Maestro della Gran Loggia Regolare Nazionale del Principato di Monaco, al Gran Maestro della Gran Loggia di Macedonia e al Gran Maestro della Gran Loggia di Danimarca.

3 -300
4 - 300
5 - 300

Parimenti, è stato conferito l’Ordine della “Pietra Angolare” al Gran Maestro della Gran Loggia Nazionale del Mali e al Gran Maestro della Prince Hall Grand Lodge del District of Columbia.

6 - 300 volto
7-300

Nel momento culminante della assemblea, il Gran Maestro ha pronunciato la sua Allocuzione, intitolata “Il tentativo di una ritualità condivisa: storia di un fallimento. Il rituale liberomuratorio tra esoterismo ed essoterismo”. Non è stata soltanto la narrazione di una storia, né si è esaurita nella ricostruzione, pur rigorosa, di vicende rituali e istituzionali. È stata, piuttosto, una vera e propria discesa nei livelli più profondi della coscienza massonica, là dove il dato storico si trasfigura in simbolo e il simbolo diviene chiave di accesso a una conoscenza più alta. Il tema centrale, quello della mancata unificazione rituale, è stato elevato dal Gran Maestro a paradigma di una tensione universale: quella tra l’unità e la molteplicità, tra la forma e l’essenza, tra il visibile e l’invisibile. Il cosiddetto “fallimento”, quindi, non è più un esito negativo ma un evento rivelatore, quasi una necessaria frattura attraverso cui si manifesta la natura autentica della Libera Muratoria. In questo grande affresco storico e simbolico è emersa, con particolare rilievo, la figura del Duca di Sussex, primo Gran Maestro della United Grand Lodge of England, dal 1813 al 1843, la cui presenza ha attraversato l’Allocuzione come quella di un archetipo: il legislatore iniziatico che tenta di dare forma all’informe, di ricondurre la dispersione a unità, di fissare in un ordine visibile ciò che, per sua natura, tende a sfuggire a ogni definizione definitiva.
Il Gran Maestro Venzi ne ha tratteggiato con finezza il ruolo, restituendo non solo il profilo storico ma, soprattutto, la tensione interiore che ne animò l’opera. Il Duca di Sussex non fu semplice amministratore o riformatore: si fece strumento di un disegno più ampio, cercando di realizzare quella “perfetta unità” proclamata negli Articoli dell’Unione. La sua azione, intensa e perseverante, si dispiegò attraverso la Loggia di Riconciliazione, le riforme del Craft e persino il tentativo di armonizzare la ritualità dell’Arco Reale. E, tuttavia, proprio nella grandezza del suo sforzo si manifestò il limite intrinseco dell’impresa. Il suo tentativo, pur nobile e necessario, si infranse contro una verità più profonda: il Rituale, in quanto espressione del Sacro, non può essere completamente ridotto a sistema, né imprigionato in una forma unica e definitiva.
Ed è proprio attraverso questa lettura che il Gran Maestro Venzi ha compiuto un’operazione di grande profondità: ha trasfigurato la vicenda storica in insegnamento iniziatico. Il Duca di Sussex diviene, così, figura esemplare per ogni Libero Muratore che, nel proprio lavoro interiore, si confronta con il medesimo dilemma: come dare forma al caos senza soffocare lo Spirito. Laddove l’intelletto profano potrebbe vedere disordine, dispersione, incoerenza, l’occhio iniziatico riconosce, invece, una pluralità vivente, una differenziazione che non distrugge l’unità ma la custodisce sottraendola alla rigidità delle forme morte.
In questo senso, il Gran Maestro ha sottratto il dibattito rituale al piano meramente normativo e lo ha restituito alla sua dimensione sacrale. Il Rituale non deve essere inteso come sequenza codificata di parole e gesti ma quale Epifania del Sacro, ierofania, luogo in cui l’invisibile si rende percepibile attraverso il linguaggio simbolico. Ed è proprio qui che si è manifestata la profondità esoterica dell’Allocuzione. Il Rituale autentico vive, respira, si trasmette. Questa idea si oppone con forza a ogni riduzione moralistica o formalistica della Libera Muratoria. L’Allocuzione si è tramutata, così, in ammonimento: non basta eseguire il Rituale, occorre incarnarlo; non basta ricordarlo, occorre comprenderlo; non basta assistere, occorre trasformarsi. La distinzione tra esoterismo ed essoterismo assume, allora, un valore decisivo. L’essoterico è la forma, necessaria ma non sufficiente; l’esoterico è il senso, invisibile ma essenziale. E quando il primo si separa dal secondo, il Rituale si svuota, diventando simulacro. Il Gran Maestro fa ricordato che la vera crisi non è la pluralità dei rituali ma la perdita del loro significato. Non è la diversità delle forme a indebolire l’Ordine ma l’eventuale dimenticanza del loro fine. Così, la storia degli sforzi del Duca di Sussex e delle resistenze delle Logge si è rivelata per ciò che è realmente: una drammaturgia iniziatica, nella quale si confrontano forze opposte ma complementari, necessarie al mantenimento dell’equilibrio. L’Allocuzione ha lasciato nei presenti non solo conoscenza ma consapevolezza. Non solo memoria ma interrogazione. Il Gran Maestro, con parola ferma e visione profonda, ha saputo trasformare una vicenda storica in un insegnamento universale e ha restituito alla figura del Duca di Sussex il suo autentico significato: quello di un iniziato che, nel tentativo di ordinare la Tradizione, ne ha rivelato – forse senza volerlo – l’intrinseca e sacra inafferrabilità.
Nel prosieguo dei Lavori, il Gran Maestro ha sottoposto alla Gran Loggia una propria mozione, espressione di intuizione e responsabilità iniziatica. Con essa, ha autorizzato i Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia a frequentare i Lavori del Rito Moderno Francese e del Rito di Misraïm e Memphis, riconoscendo, in tali percorsi rituali, ulteriori strumenti di approfondimento simbolico e di elevazione interiore, purché sempre nel rispetto dei princìpi della Regolarità. A seguito di tale deliberazione, hanno preso la parola gli Alti Rappresentanti dei due Riti, i quali, con interventi brevi ma densi di significato, hanno rivolto parole di saluto e di fraterna riconoscenza, sottolineando il valore di un dialogo iniziatico fondato sulla reciprocità, sulla disciplina rituale e sulla comune aspirazione alla Luce.

8 - 300
9-300

Il rappresentante del Rito Scozzese Antico e Accettato ha poi letto un gradito messaggio di saluto del Sovrano Gran Commendatore Andrea Roselli.

10 volto

La Cerimonia è quindi proseguita con un momento di particolare intensità simbolica: le Logge romane di ritualità Scozzese della GLRI, recentemente consacrate, hanno offerto al Gran Maestro un dono prezioso, quale segno tangibile di gratitudine e adesione agli ideali dell’Ordine. Tale gesto ha suggellato l’impegno del Gran Maestro nel guidare con fermezza e saggezza l’Obbedienza, rafforzando il vincolo tra le Logge e la Gran Loggia.

11
12

Giunti alla conclusione dei lavori, il Gran Maestro ha rivolto ai Fratelli un’esortazione di alto valore iniziatico, invitando tutti a concorrere alla costruzione di un più ampio e consapevole ordine interiore, fondato non su mere appartenenze formali ma su un autentico cammino di trasformazione spirituale. Egli ha lodato la scelta dei Fratelli affiliati in questo anno, riconoscendo in ciò un ulteriore accrescimento qualitativo, e non soltanto meramente numerico, della Gran Loggia. Tale apporto, ha sottolineato, contribuisce in modo significativo alla formazione di una più solida “massa critica” iniziatica, capace di sostenere e irradiare i valori della Tradizione. Con parole ferme e meditate, il Gran Maestro ha altresì ricordato come la fase dell’ospitalità debba ormai considerarsi compiuta: è tempo, ora, di operare insieme, con disciplina e perseveranza, affinché si edifichi una vera comunità iniziatica. Una comunità che trovi nella coerenza dei comportamenti e nella fedeltà al simbolismo operativo la propria forza più autentica. Egli ha richiamato tutti i Fratelli al lavoro incessante su sé stessi, evocando la perenne simbologia dell’Arte Muratoria: quella dello sgrossamento della pietra grezza, non ideale ma reale, affinché ciascuno, levigando le proprie imperfezioni, possa contribuire all’armonia dell’edificio comune. Ma tale opera, egli ha ammonito, non è meramente morale né soltanto disciplinare: essa appartiene al dominio più profondo dell’esperienza iniziatica. La pietra grezza rappresenta l’uomo nello stato originario, ancora segnato dalle asperità dell’ego, dalle irregolarità delle passioni e dalle opacità dell’ignoranza. Sgrossarla significa intraprendere un lavoro consapevole e continuo di purificazione interiore, mediante il quale il Fratello, armato degli strumenti simbolici dell’Arte – la volontà, il discernimento e la rettitudine – separa l’essenziale dal superfluo, il vero dall’apparente. In questo lento e paziente lavoro, ogni colpo di maglietto non è distruzione ma rivelazione: è l’atto con cui si libera la forma già contenuta nella materia, così come la Luce, già presente nell’intimo dell’iniziato, viene progressivamente disvelata. La pietra, da informe e inadatta, diviene così capace di trovare il proprio giusto posto nell’edificio simbolico, contribuendo all’ordine e all’armonia del Tempio. Così inteso, lo sgrossamento della pietra grezza è opera di trasmutazione interiore, nella quale il Fratello, conoscendo sé stesso, si rende progressivamente degno di partecipare alla costruzione universale, elevando la propria natura e accordandola alle leggi eterne dell’Armonia. In questa visione, l’attribuzione di inutili superlativi assoluti non trova collocazione.
Così, sotto il segno della Tradizione e nella luce della Fratellanza, i Lavori sono stati chiusi in perfetta armonia, lasciando nei presenti il rinnovato impegno a proseguire, con rettitudine e consapevolezza, il cammino iniziatico intrapreso.