ultimenotizie3

NEWS PIEMONTE 11

Il 12 settembre 2026, presso i Castelli Tapparelli d’Azeglio, in Lagnasco (CN), è stata consacrata la Loggia “Fenice n. 402” di Lagnasco.
Un nuovo fuoco è stato acceso. Una nuova Loggia ha ricevuto gli strumenti con i quali edificare. Una nuova Luce è stata affidata alla custodia di Fratelli chiamati, da quel momento, a mantenerla viva attraverso la regolarità dei Lavori, la fedeltà all’Istituzione, lo studio dell’Arte e quella Fratellanza che non può limitarsi alla parola ma deve trovare quotidiana espressione nell’opera.
Alla solenne cerimonia hanno partecipato il Gran Maestro Regionale di Piemonte e Valle d’Aosta e il Presidente della Gran Benevolenza, insieme Grandi Ufficiali nazionali e regionali e a circa cinquanta Fratelli, convenuti per condividere un momento destinato a rimanere nella memoria della nuova Loggia. Numerose le Logge rappresentate, provenienti da Torino, Asti e Mondovì, espressione tanto della tradizione rituale scozzese quanto di quella Emulation. Una pluralità di esperienze e consuetudini rituali, che non costituisce separazione ma ricchezza: differenti modi di percorrere il medesimo cammino.
Alle ore 11:00 precise, secondo quella puntualità che nella ritualità liberomuratoria è disciplina e ordine del Lavoro, ha avuto inizio la Cerimonia di Consacrazione. Nel raccoglimento del Tempio, ogni gesto e ogni parola hanno progressivamente sottratto quello spazio alla sua dimensione ordinaria, rendendolo luogo destinato al Lavoro muratorio. La consacrazione di una Loggia, infatti, è l’atto con il quale un gruppo di Fratelli assume pubblicamente, davanti all’Istituzione e alla propria coscienza iniziatica, l’impegno di lavorare insieme secondo gli antichi princìpi dell’Ordine. È il momento in cui ciò che sino a quel giorno è stato progetto diviene responsabilità. I Fratelli presenti hanno seguito la Cerimonia, impeccabilmente condotta dall’Ufficiale Consacratore e dai suoi aiutanti, con intensa e composta partecipazione, nella consapevolezza di assistere non soltanto alla nascita della Loggia “Fenice n. 402” ma alla posa simbolica della sua prima pietra. I lavori si sono conclusi alle ore 12:00 in punto e il mezzogiorno ha segnato il passaggio da una fase all’altra della vita della nuova Loggia. Fatto coprire il Tempio ai Fratelli ospiti, lo spazio appena consacrato è stato predisposto secondo la ritualità scozzese, affinché la Loggia potesse compiere il proprio primo atto come Loggia pienamente operante. Alle 12:10 ha così avuto inizio la prima Riunione Ordinaria della R∴L∴ “Fenice n. 402”. Pochi minuti hanno separato la Consacrazione dall’apertura di questi primi Lavori, ma simbolicamente in quei momenti è stato racchiuso un passaggio fondamentale: la Loggia appena costituita ha iniziato il proprio cammino. Il Tempio che l’ha vista nascere è diventato immediatamente il luogo nel quale mettere in pratica ciò per cui essa è stata edificata.
Nel corso della riunione sono stati presentati due candidati, destinati a ricevere la Luce soltanto due giorni più tardi, lunedì 14 settembre, nel medesimo spazio consacrato. Un fatto particolarmente significativo per una Loggia appena nata: quasi che la prima risposta alla sua venuta all’esistenza fosse già contenuta nella possibilità di trasmettere ad altri ciò che essa stessa aveva appena ricevuto. È seguito, poi, il saluto del Maestro Venerabile eletto, il quale ha voluto ricondurre il significato della giornata non tanto alla conclusione del lungo percorso che ha condotto alla costituzione della nuova Loggia, quanto all’inizio del lavoro che da questo momento attende i suoi membri. Nel suo intervento, il Maestro Venerabile ha ricordato il percorso personale e fraterno dal quale è maturato il progetto della nuova Loggia: un cammino fatto di incontri, di visite, di diverse esperienze rituali, sino al raggiungimento del numero necessario per chiedere la Bolla di Fondazione, che è stata finalmente consegnata. Ma è stato particolarmente al nome scelto per la nuova Loggia che egli ha affidato il significato più profondo del suo saluto: “Lavoreremo sotto l’egida della Fenice, che rinasce dalle proprie ceneri grazie al fuoco, quello stesso fuoco che è l’ultima purificazione del profano prima dell’iniziazione, fuoco che sarà nostro compito alimentare con il lavoro assiduo, lo studio, il confronto fraterno e la pratica costante dell’Arte Reale”. E ancora, indicando nel nome della Loggia non soltanto un simbolo ma un vero programma di lavoro: “Questa Loggia porta un nome che è anche un programma: qui si lavorerà per la nostra continua rinascita. Che questa Loggia, come il simbolo che le dà il nome, sappia rinnovarsi costantemente restando fedele a se stessa; che sappia trarre dalle ceneri di ogni prova la forza per risorgere; che il suo fuoco non si spenga mai”. Parole che hanno ricondotto la nascita della Fenice alla dimensione più propria del Lavoro massonico: quella della trasformazione. Una Loggia è sì, il luogo nel quale i Fratelli si riuniscono ma è soprattutto un’officina. E in un’officina si lavora. Si lavora sulla pietra, si lavora con gli strumenti, si lavora insieme agli altri operai. E, nel significato iniziatico dell’Arte, ciascuno lavora incessantemente su se stesso. La pietra grezza diviene atta all’edificio per il paziente succedersi dei colpi del Maglietto e dello Scalpello; così il Libero Muratore non può considerare mai terminata la propria costruzione interiore.
Al saluto del Maestro Venerabile hanno fatto seguito numerosi interventi dei Fratelli presenti, che hanno portato alla nuova Loggia l’augurio e l’abbraccio fraterno delle rispettive Logge, testimoniando concretamente ciò che la ritualità insegna: che entrando nel Tempio cessano le distinzioni proprie del mondo esterno e che i Fratelli, qualunque sia la loro provenienza, il loro grado o la consuetudine rituale nella quale abitualmente lavorano, possono incontrarsi e riconoscersi come impegnati nella costruzione del medesimo Tempio ideale. Sono seguiti gli interventi in rappresentanza del R∴S∴A∴A∴, a testimonianza di quel dialogo fra tradizioni che ha accompagnato l’intera giornata e che costituisce uno degli elementi peculiari della nuova Loggia.
Particolarmente sentiti, infine, gli interventi del Gran Maestro Regionale di Piemonte e Valle d’Aosta e del Presidente della Gran Benevolenza. Nelle loro parole, pronunciate con visibile emozione, il saluto alla nuova Loggia si è unito al richiamo alla responsabilità che accompagna ogni nuova fondazione: ricevere una Bolla significa ottenere il diritto di aprire i Lavori ma significa soprattutto assumere il dovere di renderli degni dell’Istituzione alla quale si appartiene. Ogni nuova Loggia aggiunge, infatti, una pietra all’edificio comune. La sua solidità dipenderà dalla concordia dei Fratelli, dalla precisione del Lavoro, dalla capacità di custodire la Tradizione senza trasformarla in sterile abitudine e, soprattutto, dalla volontà di tradurre gli insegnamenti ricevuti nel Tempio in una condotta coerente anche quando i Fratelli saranno tornati nel mondo profano.
Giunto il momento stabilito, il Maestro Venerabile ha proceduto alla Chiusura dei Lavori. Gli strumenti sono stati deposti. Le Luci, secondo il Rituale, hanno cessato di illuminare il Lavoro della Loggia. Ma il fuoco acceso quella mattina non si è spento. Dopo le rituali fotografie, destinate a conservare nella memoria visibile i volti dei Fratelli riuniti in occasione della fondazione, la giornata è proseguita secondo una delle più antiche e semplici espressioni della vita fraterna: la condivisione della mensa. Numerosi Fratelli si sono quindi trasferiti a Saluzzo, dove presso il “Caffè della Vittoria” si è tenuta l’Agape Fraterna. Fuori dal Tempio, deposti i paramenti ma non lo spirito che aveva animato i Lavori, la Fratellanza ha così trovato la propria naturale continuazione nella convivialità, nel dialogo e nel piacere dell’incontro. Perché se il Tempio insegna ai Fratelli a lavorare insieme, l’Agape ricorda loro che quella costruzione è fatta anche di conoscenza reciproca, ascolto e amicizia.