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Il 4 luglio 2026, presso il Klass Hȏtel di Castelfidardo (Ancona), si è tenuta la Prima Comunicazione della Gran Loggia Regionale delle Marche del 2026, in una riunione che ha rappresentato un importante momento di verifica del cammino compiuto dalla Regione e, al tempo stesso, una rinnovata testimonianza della vitalità iniziatica delle Logge marchigiane.
Alla presenza del Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, Fr. Fabio Venzi, del Deputato Gran Maestro, dei Gran Maestri Regionali di Piemonte e Valle d’Aosta e di Abruzzo e Molise, nonché di numerosi Grandi Ufficiali Nazionali e Regionali, tantissimi Fratelli hanno preso parte ai lavori, riuniti in quello spirito di concordia che costituisce il presupposto indispensabile affinché il lavoro rituale possa produrre i suoi frutti nella coscienza dell’iniziato.
L’intera Assemblea si è svolta in un clima di composta solennità, nel pieno rispetto di quella forma rituale che la Tradizione considera elemento essenziale del metodo iniziatico. La ritualità, lungi dall’essere mera ripetizione formale, si è manifestata ancora una volta quale linguaggio simbolico capace di orientare il Libero Muratore verso quella disciplina interiore che costituisce il vero fondamento del suo progresso spirituale.
Il Gran Maestro Venzi ha espresso vivo compiacimento per il percorso compiuto dalla Regione Marche, riconoscendo come essa abbia saputo sviluppare, in un tempo relativamente breve, una struttura caratterizzata da un elevato livello di consapevolezza esoterica e iniziatica, nella quale il rigore rituale, la qualità dell’istruzione e la fedeltà ai princìpi della Massoneria Regolare costituiscono il tratto distintivo dell’attività delle singole Logge. Ha poi posto in particolare rilievo come la forza di una Regione non debba essere misurata esclusivamente attraverso la sua consistenza numerica, bensì con la qualità del lavoro svolto all’interno delle Logge, dove il metodo iniziatico trova la propria concreta applicazione. È, infatti, nel Tempio che il simbolo dispiega la propria efficacia pedagogica; è nella costanza della frequenza ai Lavori che il Fratello impara progressivamente a trasformare la pietra grezza della propria individualità in una pietra atta a essere collocata nell’edificio ideale dell’Umanità. Per questo, il Gran Maestro ha rivolto parole di sincero apprezzamento al Gran Maestro Regionale delle Marche, riconoscendone l’opera di coordinamento, di equilibrio e di costante servizio all’Obbedienza, svolta con discrezione, senso istituzionale e profonda adesione ai princìpi della Tradizione. Analogo riconoscimento è stato espresso nei confronti dei Maestri Venerabili delle Logge della Regione, ai quali è stato attribuito il ruolo centrale che la Tradizione massonica da sempre riconosce al Maestro della Loggia: custode della Regola, garante dell’armonia della stessa e primo responsabile della formazione iniziatica dei Fratelli.
È stato sottolineato come proprio l’azione quotidiana dei Maestri Venerabili abbia favorito il consolidarsi di un clima di autentica comunione fraterna tra le Logge marchigiane, consentendo alla Regione di svilupparsi quale realtà profondamente coesa, nella quale ogni Loggia conserva la propria identità pur riconoscendosi pienamente in un comune patrimonio rituale, simbolico e spirituale. La Gran Loggia Regionale delle Marche rappresenta, oggi, un esempio di come la crescita dell’Obbedienza non derivi dalla ricerca del consenso o della visibilità, ma dalla paziente costruzione di un percorso iniziatico fondato sulla qualità del lavoro rituale, sulla formazione dei Fratelli e sulla rigorosa osservanza della Regola. Particolarmente significativo è stato il momento nel quale il Gran Maestro ha illustrato il lavoro editoriale che lo ha visto impegnato, insieme al professor Claudio Bonvecchio, nella redazione di un volume di prossima pubblicazione dedicato a una tematica di particolare interesse per la riflessione contemporanea. Nel presentare l’opera, il Gran Maestro ha evidenziato come il compito della Massoneria Regolare non consista nell’inseguire le contingenze della cronaca, bensì nell’offrire strumenti interpretativi capaci di leggere il presente alla luce dei princìpi permanenti della Tradizione, riaffermando la centralità dell’uomo quale essere chiamato a un continuo perfezionamento morale, intellettuale e spirituale.
Al termine dell’intervento, i Maestri Venerabili delle Logge della Regione hanno preso la parola per rivolgere un breve saluto al Gran Maestro. Pur nella diversità delle sensibilità personali, tutti hanno espresso una medesima convinzione: quella di appartenere a una Regione nella quale il lavoro comune ha saputo creare un’autentica comunione iniziatica, fondata sul reciproco rispetto, sulla fiducia e sulla piena adesione ai princìpi della Massoneria Regolare. È emersa, con particolare evidenza, la consapevolezza che l’armonia non costituisce una condizione acquisita una volta per tutte, ma rappresenta una conquista quotidiana, frutto dell’esercizio delle virtù massoniche, dell’ascolto reciproco e della costante subordinazione dell’interesse individuale al bene dell’Ordine.
Particolarmente sentito è stato il momento della consegna di un omaggio simbolico al Gran Maestro. L’Assistente Gran Maestro Regionale delle Marche ne ha illustrato l’origine, i richiami storici e le profonde valenze esoteriche, mostrando come ogni elemento dell’opera richiamasse aspetti fondamentali dell’identità della Gran Loggia Regolare d’Italia e della sua continuità con la Tradizione iniziatica occidentale.
Nella prospettiva propria della Libera Muratoria, il simbolo non delinea un semplice ornamento, ma uno strumento di conoscenza. Esso educa lo sguardo dell’iniziato a cogliere ciò che trascende l’apparenza sensibile e lo conduce progressivamente verso quella conoscenza di sé che costituisce il fine autentico del cammino massonico.
Terminati ritualmente i Lavori, i Fratelli si sono riuniti nell’Agape fraterna, momento che la Tradizione considera naturale prosecuzione della riunione e ulteriore occasione di consolidamento della Catena d’Unione. In un clima di sincera cordialità, nel quale la fraternità rituale ha trovato la propria espressione anche nella convivialità, i presenti hanno potuto proseguire il dialogo iniziato nel Tempio, rinsaldando quei vincoli di amicizia, stima e mutua fiducia che costituiscono il cemento invisibile dell’Ordine.