Il 28 febbraio 2026, presso l’Hȏtel Parco dei Principi, in Roma, in un Tempio debitamente predisposto e allestito, è stata solennemente consacrata la Loggia “George Washington/François Rabelais n. 382” all’obbedienza della Gran Loggia Regolare d’Italia.
Alla cerimonia hanno presenziato il Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, l’Ill. mo e Ven. mo Fr. Fabio Venzi, il Deputato Gran Maestro, l’Assistente del Gran Maestro, il Gran Maestro Regionale del Lazio, il Gran Segretario con il suo Assistente, nonché numerosi Grandi Ufficiali Nazionali e Regionali, convenuti, insieme con numerosi Fratelli di ogni grado, a testimoniare la continuità della Tradizione e la vitalità dell’Ordine.
Il Presidente della Gran Benevolenza ha assunto l’alto incarico di Ufficiale Consacratore, il Deputato Gran Maestro ha ricoperto la carica di Primo Sorvegliante Consacratore, il Primo Gran Sorvegliante quella di Secondo Sorvegliante Consacratore e l’Assistente del Gran Maestro quella di Direttore delle Cerimonie Consacratore; coadiuvati dagli altri Ufficiali Consacratori, ciascuno nel proprio rango e secondo la propria funzione, hanno tutti cooperato affinché l’Opera si svolgesse con ordine, decoro e in perfetta armonia.
Nel momento culminante, secondo l’uso tramandato dai Maestri, sulla nuova Loggia sono stati sparsi il grano, il vino, l’olio e il sale. Il grano, quale segno di abbondanza e di operosa prosperità; il vino, simbolo di gioia fraterna e letizia condivisa; l’olio, emblema di pace, concordia e unanimità d’intenti; il sale, suggello di amicizia durevole e di incorruttibile fedeltà.
Il Cappellano Consacratore, orando, ha diffuso nel Tempio un soave profumo d’incenso, affinché il Lavoro degli uomini si elevasse, in purezza d’intenzione, verso il Grande Architetto dell’Universo. Così, tra il silenzio raccolto e la parola rituale, la nuova Loggia è stata stabilita nella pienezza dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Con profondo significato, la Loggia ha assunto il duplice nome di George Washington e di François Rabelais. Il primo, iniziato alla Fratellanza e Maestro Venerabile della Loggia Alexandria n. 22, fu esempio di rettitudine, misura e senso del dovere. In lui si coniugarono l’azione e la disciplina interiore. Egli seppe incarnare l’ideale dell’uomo che, posto al vertice della responsabilità civile, rimase fedele ai princìpi della Libertà, della Tolleranza e del Governo di sé. Il suo nome richiama la fermezza delle Colonne che sostengono il Tempio, la capacità di governare le passioni e di orientare l’energia collettiva verso un bene superiore.
Il secondo, spirito libero del Rinascimento, medico, umanista e autore di opere intrise di sapienza simbolica, rappresenta la forza dell’intelligenza creatrice. Nella sua scrittura, dietro il velo dell’ironia e dell’apparente eccesso, si cela una pedagogia dell’uomo nuovo, chiamato a superare i dogmatismi e a riscoprire la dignità della conoscenza. Rabelais evoca la dimensione iniziatica del riso come liberazione, della parola come strumento di elevazione, dell’immaginazione come chiave di accesso ai mondi interiori. Nel congiungere Washington e Rabelais, la nuova Loggia unisce l’asse della fermezza morale e quello della libertà dello spirito; la disciplina dell’azione e l’audacia del pensiero; la costruzione dell’ordine esteriore e la ricerca dell’infinito interiore. È un binomio che richiama equilibrio, sintesi e armonia, qualità essenziali per ogni Loggia che aspiri a edificare non soltanto mura simboliche ma uomini consapevoli.
Il Maestro Venerabile eletto ha preso la parola con commossa gravità. Ha ringraziato i Fratelli per la fiducia accordatagli e ha sottolineato la straordinarietà dell’evento, che non si iscrive soltanto nella Bolla di Fondazione della Loggia, ma lascia una traccia duratura nella vita interiore di ciascuno. Ogni Consacrazione è un atto che segna il tempo visibile e, insieme, incide nello spazio invisibile della Tradizione.
Il Gran Maestro Venzi, nel rivolgere le sue congratulazioni ai Fratelli della nuova Loggia, ha elevato la riflessione a un piano più vasto, quasi a sollevare il velo che separa il visibile dall’invisibile. Ha parlato di sincronicità e di connessione, ricordando come nessun atto rituale sia isolato o privo di eco. Ogni parola pronunciata nel Tempio, ogni gesto compiuto secondo la Regola, imprime una traccia nel mondo, lasciando un’impronta che trascende l’istante e si iscrive nella corrente silenziosa della Tradizione. Ha richiamato l’idea dei registri akashici, quale memoria simbolica dell’umanità, deposito invisibile delle esperienze e delle aspirazioni dell’uomo. Ha evocato gli archetipi che, attraverso il linguaggio dei simboli, si rendono intelligibili all’iniziato; e la noosfera, quale campo della coscienza collettiva, contenitore vivo del pensiero umano. In tale orizzonte, l’immaginazione creatrice non è fantasia dispersiva ma facoltà ordinata e luminosa, strumento attraverso cui l’uomo coopera all’Opera del Grande Architetto. Ha quindi esortato i Fratelli a interpretare la Libera Muratoria in chiave autenticamente spirituale. Non come semplice struttura associativa, né come luogo di mera appartenenza, ma quale scuola di disciplina interiore e di progressiva rettificazione del Sé. L’Ordine, ha ricordato, vive nella misura in cui i suoi membri vivono il simbolo, lo meditano e lo incarnano. Le forme esteriori sono soggette ai mutamenti del tempo. Le trasformazioni sociali, la diversa percezione dell’impegno comunitario, la frammentazione dei legami hanno inciso profondamente sul tessuto associativo tradizionale. Molto può cambiare, e forse cambierà ancora. Ma ciò che è autenticamente iniziatico non conosce declino, poiché appartiene all’ordine dello Spirito e non a quello delle contingenze. Quando l’Istituzione si riduce a organismo formale, rischia di indebolirsi. Quando, invece, si riconosce come via di perfezionamento, come laboratorio di silenzioso lavoro interiore, allora ritrova la propria forza. Lì risiede la sua perennità. Ha infine ricordato come la Gran Loggia Regolare d’Italia abbia rafforzato la propria massa critica iniziatica attraverso l’ingresso dei Fratelli provenienti da diverse esperienze rituali, in un’armonica integrazione di esperienze e sensibilità. Non una sovrapposizione, ma una convergenza; non una fusione indistinta, ma un’unità costruita nel rispetto delle distinzioni rituali e nella fedeltà ai princìpi immutabili dell’Ordine.
Così, nella pluralità dei percorsi e nella comune aspirazione alla Luce, si è riaffermata la consapevolezza che la vera forza della Libera Muratoria non risiede nel numero ma nella qualità dell’intenzione e nella profondità del Lavoro compiuto in silenzio, pietra su pietra, nel Tempio interiore di ciascun Fratello.
Conclusi i solenni lavori, i Fratelli si sono riuniti nell’Agape nei locali adiacenti al Tempio. Attorno alla mensa, in spirito di fraterna convivialità, si è rinnovato quel vincolo che il Lavoro rituale aveva consacrato. Poiché, se il Tempio è il luogo della costruzione interiore, l’Agape è il luogo della comunione vivente, dove la parola si fa semplice e il cuore riconosce, nell’altro, un compagno di viaggio sulla medesima Via.



